Colline del Prosecco “Patrimonio Unesco”: Presidente Zaia, “con la firma dell’intesa parte operazione di investimento culturale e identitario sul territorio”

prosecco zaia
Domani nel Teatro Careni di Pieve di Soligo, alle ore 10, sindaci, amministratori, produttori
e cittadini dei 29 Comuni dell’area delle Colline di Conegliano e Valdobbiadene verranno
formalmente investiti della responsabilità di essere diventati sito Unesco, l’ottavo del Veneto.
All’incontro con il Comitato scientifico che ha costruito il dossier della candidatura Unesco e con gli artefici dell’iscrizione nella lista mondiale dei Patrimoni dell’umanità (a partire da
Franco Bernabè, presidente della commissione nazionale italiana per l’Unesco), che
consentirà di approfondire il significato tecnico e scientifico del titolo Unesco (vedi
programma allegato), farà seguito la firma dell’intesa per il nuovo disciplinare urbanistico
tra la Regione e i 29 sindaci dei Comuni dell’intera area interessata e la consegna della targa Unesco ai 15 sindaci della ‘core’ e della ‘buffer zone’. A spiegare il significato
dell’investitura di domani e le prospettive future per le Colline del Prosecco Unesco è il
presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, primo promotore della candidatura.
- Presidente, oggi e domani un weekend di festa grande all’interno della ‘core zone’…
“E’ solo l’inizio, stiamo ancora attendendo di partire con il piano di gestione: oggi e
domani sarà l’occasione fare il punto della situazione, ringraziare tutti quanti hanno
lavorato per questo ambito traguardo che vede le colline del Prosecco inserite nella lista dei patrimoni dell’umanità e dare avvio ad un nuovo percorso identitario sotto l’egida
dell’Unesco”.
- Si tratta di un percorso partito da lontano, da più di dieci anni. Quale il significato di un
convegno di alta valenza scientifica con la firma di un protocollo da parte dei 29 sindaci
dell’area interessata?
“Avere la responsabilità e l’onore della gestione di un sito Unesco implica tutta una serie
di attività, per cui è giusto fare il punto della situazione con i massimi esperti del settore,
conoscere il Comitato scientifico che ha lavorato alla candidatura. Ora dovremo parlare di
come sarà il futuro, di quale sarà il piano di gestione e di tutti gli aspetti conseguenti: si
preannuncia un grande lavoro, ma anche grandi soddisfazioni, perché stiamo parlando
dell’unico paesaggio vitivinicolo tutelato dall’Unesco. Gli altri comprensori viticoli nel
mondo hanno altre classificazioni: si pensi alla regione dello Champagne, iscritto nella
lista mondiale per le maisons e le crayéres ma non per il paesaggio agrario, come invece è accaduto per le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”.
- Come già detto dal professor Amerigo Restucci, coordinatore del Comitato scientifico per la candidatura Unesco, il tema fondamentale da affrontare ora è l’urbanistica e lo sviluppo armonico del territorio “Penso che l’iscrizione Unesco possa essere una grande opportunità anche per riqualificare l’intero territorio rurale. Ricordiamoci che la ‘core zone’ dei 12 comuni copre circa 9170 ettari. Come la ‘buffer zone’ (l’area ‘cuscinetto’ composta da altri tre comuni) è ricca di casolari e di piccoli edifici agricoli, punti appoggio per gli agricoltori di un tempo per l’alloggio di qualche capo di bestiame utile per la coltivazione o come deposito attrezzi per la lavorazione dei piccoli appezzamenti. La mia idea è sempre stata quella di non autorizzare nuove costruzioni per l’ospitalità turistica, ma di valorizzare quanto già esiste.
La vera sfida urbanistica sarà catalogare tutti questi piccoli immobili rurali e permettere ai
loro proprietari di riqualificarli con destinazione turistica. Ricordo che il turismo sarà una
delle sfide future, sia sul fronte della sostenibilità e sia della gestione dei flussi”.
- Veniamo al tema scottante della sostenibilità: fioccano le polemiche sull’uso e l’eccesso dei fitofarmaci per la viticoltura, anche se spesso appaiono immotivate.
“Credo che non ci sia un solo cittadino che possa pensare che l’agricoltura possa
continuare a vivere di chimica. L’ho scritto e detto ancora una decina di anni fa, in tempi
non sospetti: la vera sfida per la viticoltura, e non solo per il mondo del Prosecco, sono i
trattamenti. Ricordo che i trattamenti che si applicano ai vigneti nel Trevigiano, sono quelli
che per protocollo si fanno in tutto il mondo, a parità di fascia climatica. Il Prosecco si è
dotato di limiti e di autoregolamentazioni che altri prodotti della stessa fascia climatica
non hanno. L’agricoltura del futuro sarà sempre più equo-sostenibile, integrata e biologica:
questo è il nostro obiettivo. Non posso tuttavia ignorare quanti stanno muovendo una sorta
di ‘guerra santa’, dicendo che il territorio dei 12 comuni della ‘core zone, cioè l’area
patrimonio dell’Umanità, è coltivato con metodi di coltura intensiva, che stanno
snaturando il paesaggio. Ricordo che almeno il 50 per cento della ‘core zone’ è occupato
da boschi e prati e che l’altro 50 per cento è occupato da vigneti già presenti nelle carte
austroungariche del 1810. L’Unesco ha riconosciuto che c’è un patrimonio unico di
morfologia, coltivazioni e ‘agricoltura eroica’ che ha contribuito a creare questo paesaggio,
un patrimonio da tutelare da eventuali soprusi e sfruttamenti industriali. Quindi è
esattamente il contrario di quanto alcuni vanno dicendo”.
- Qualcuno obietterà che c’è chi potrebbe fare il furbo, sbancando colline e boschi per
cominciare a piantare nuova glera… Presidente Zaia, lei ha una posizione ben precisa in merito.
“Primo, per quel che mi riguarda, non ci sarà nessuna nuova autorizzazione per far
diventare Prosecco nuovi vitigni di Glera. In secondo luogo, se parliamo delle zone
collinari, ogni lavorazione è la ripiantumazione di quella che c’era. In linea di principio,
non esistono nuovi vigneti: chi pianta nuovo ha dato vita ad un espianto di un vecchio
vigneto. Ormai il bilancio di consumo di suolo in viticoltura è zero: non esistono vigneti
da quote nuove, per piantare un vigneto ci vogliono i diritti di impianto. Bisogna quindi
che un vigneto sparisca per dar vita ad un nuovo vigneto. D’altro canto voglio ribadire che
ogni lavorazione deve essere autorizzata dalla Soprintendenza, dai Comuni, dal Genio e da tutte le autorità preposte, soprattutto in collina dove c’è un vincolo paesaggistico o
addirittura monumentale. Chi fa lavorazioni non autorizzate, commette un reato, punto e
basta.
- Oggi e domani si fa festa, ristoranti e trattorie aperti, saranno due giornate intense e
partecipate…
“Questo è solo l’inizio: il Veneto è la regione dei 52 vini a denominazione di origine, la
Marca trevigiana conta 350 prodotti tipici, con 11 milioni di ettolitri di vino imbottigliato
siamo il primo produttore nazionale e il primo esportatore nel mondo: abbiamo una storia
vitivinicola e gastronomica straordinaria. Non è certo un caso che i cittadini amino
riversarsi sulle nostre Colline il sabato e la domenica e ne affollino cantine e ristoranti.
Credo che questo territorio meriti non solo di entrare nei grandi circuiti enogastronomici,
ma che si meriti anche un grande investimento culturale che lo identifichi come patrimonio
dell’umanità”.

a cura della redazione