Lettera di Sandro Bottega sul provvedimenti del governo. Aldilà dei numeri, di cui ogni azienda conosce la specifica gravità, questo Governo sta chiedendo agli italiani di fare il sacrificio di non uscire o di uscire di meno, e al mondo delle imprese e ai pubblici esercizi di pagarne il conto

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera si Sandro Bottega a capo dell’omonima griffe del vino e dei distillati, sui provevdimenti del governo

“È probabile che alla base della decisione di ieri da parte del Governo ci sia una sostanziale mancanza di conoscenza della situazione generale, come pure un’insussistenza di fondi per far fronte sia all’emergenza sanitaria, che a quella economica.
Aldilà dei numeri, di cui ogni azienda conosce la specifica gravità, questo Governo sta chiedendo agli italiani di fare il sacrificio di non uscire o di uscire di meno, e al mondo delle imprese e ai pubblici esercizi di pagarne il conto. Degli aiuti promessi, nemmeno la cassa integrazione è una certezza, visto che con una circolare interna l’INPS ne ha trasformato l’utilizzo in settimane anziché in giorni. Come può un’impresa lavorare a settimane alterne? Come può rispondere a quesiti e
consegne una settimana sì e una no?
Chiudere dopo le ore 18 i bar e i ristoranti (una risorsa di oltre 300.000 pubblici esercizi in Italia) significa lasciare senza lavoro circa 1 milione di persone. Inoltre l’indotto, cioè tutto quello che si consuma al bar e al ristorante, ovvero caffè, bibite, vini (che non si bevono la mattina a pranzo e durante le ore di lavoro), cibi, accessori, oltre ai trasporti, conta almeno altrettante persone.
Va inoltre considerato che imprese, bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre hanno investito per adeguarsi alle norme antiCovid, hanno ridotto la propria capienza, non hanno ricevuto nessun contributo e sono stati presi in giro dal cosiddetto “click day”, che oltre ai soldi ha fatto perdere tempo al 99% delle aziende italiane, in alcuni casi dando prova di dubbia trasparenza che nessuno ha voluto verificare.
Non ho né la competenza scientifica né tecnica per dare dei consigli, ma è chiaro che se qualcuno deve fare dei sacrifici, questi devono essere egualmente ripartiti e non caricati solo su un comparto o su un limitato numero di persone.
Inoltre il rispetto di ogni funzione sociale è fondamentale. Un imprenditore non può sentirsi dire dal Viceministro dell’Economia che la realtà è cambiata e che deve cambiare lavoro oppure dal Presidente dell’INPS che è pigro.
Gli aiuti devono essere erogati immediatamente, contemporaneamente al DPCM, e non annunciati per salvare una manciata di voti.
Sandro Bottega”

a cura della redazione