Mostra Sulla Croce | 18 Marzo – 29 Maggio2016 | Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano. Inaugurazione: venerdì 18 marzo 2016, ore 18:00

 

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Sulla Croce 18 marzo – 29 maggio 2016  Spazio – Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
A cura di Danna Olgiati
Con il Patrocinio del Vicariato di Roma  in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia e della Conoscenza
Inaugurazione: venerdì 18 marzo 2016, ore 18:00

Con la mostra realizzata con il Patrocinio del Vicariato di Roma in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia e della Conoscenza, la Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta presso lo Spazio -1 un allestimento tematico dedicato alla Croce, simbolo universale della sofferenza. Una selezione di opere, provenienti dalla Collezione Olgiati, da prestiti museali e da altre collezioni private, che spaziano dal Seicento ai giorni nostri, attraverso le quali indagare la complessità e il mistero del simbolo della Croce nell’arte.
Documentata fin dall’antichità più remota la Croce è, tra le figure geometriche, il terzo simbolo fondamentale (dopo il cerchio e il quadrato). Nel Cristianesimo ha successivamente assunto diverse raffigurazioni e significati: il Crocefisso, il Cristo, il Verbo, la Seconda Persona della Trinità. Tramite un approccio dichiaratamente laico e, al contempo, rispettoso della dimensione del Sacro, l’esposizione propone opere di artisti che, in diverse epoche, con diverse attitudini filosoficoreligiose e differenti linguaggi, hanno affrontato il tema della sofferenza umana.  Le opere selezionate per la mostra – dipinti, fotografie, bassorilievi e sculture – attraversano tutto il ‘900 fino ai giorni nostri, con due presenze radicate in un passato influenzato differentemente dalla dottrina cattolica, quello del primo seicento bolognese e quello ticinese di un secolo più tardi. Il pregevole dipinto del pittore ticinese Giovanni Orelli Gesù dormiente sulla Croce (1742 ca.) ci introduce ad un’iconografia molto peculiare, un Bambin Gesù addormentato come deposto delicatamente sulla Croce, un evidente memento mori dove la drammaticità dell’evento è resa ancor più delicata dal candido incarnato. Tale sofferta immagine fa da contraltare al San Sebastiano alla colonna del pittore bolognese Ludovico Carracci databile ai primissimi anni del ‘600. Un dipinto che ci mostra il martire nella sua iconografia classica, prevalentemente concentrata, sul supplizio delle frecce cui il martire venne sottoposto.  Procedendo nel percorso espositivo, un prezioso ambiente vede al suo interno dialogare quattro importanti opere di due maestri del ’900, Medardo Rosso e Lucio Fontana. Del primo è presente in mostra il Bambino ebreo (1915), struggente e sconsolata testa di bimbo che più di un ritratto ci appare come uno stato d’animo. Un bambino, l’immagine dell’età della purezza che si presenta al tempo stesso sorgente di vita e immagine che contiene in sé una sofferenza futura, ma ancora non data. Una raffigurazione, quella di Medardo Rosso, che incorpora e materializza un sentimento e una visione poetica dell’arte.  Di Lucio Fontana, forse l’artista più originale e complesso del XX secolo, vengono presentate quattro opere, i bassorilievi in terracotta L’ascensione (1950-55), Deposizione (1956) e il Cristo (1959) e la scultura in ceramica Testa di fanciullo, di circa dieci anni precedente e datata 1948, nella quale il senso del sacro viene alluso in un ritratto di bimbo, estraneo ad ogni tematica religiosa, ma non per questo meno commovente e perfettamente abbinato al Bambino ebreo di Medardo. Le terrecotte di Fontana ci invitano ad andare oltre la materia stessa, come per liberarla di quella forza interiore che spinge fuori, in un’ansia di infinito, di possibile sconosciuta nuova vita. Sono tre opere che magistralmente pongono di fronte a noi il tema della sofferenza dell’uomo come momento alto di nuove possibilità; non con una imposta e circoscritta visione religiosa bensì andando ad esplorare il tema della materia così importante: per lui come artista, per i fedeli come elemento della dottrina. A parete e in dialogo con le sculture di Fontana e Rosso una Crocefissione di Alberto Burri, combustione plastica di piccolo formato che restituisce nella sua bidimensionale trasparenza lacerata e soggetta a combustione, tutta la drammaticità dell’atto della Crocefissione. Liberare lo spazio, e allo stesso tempo liberarsi di esso, rompendo e lacerando le forme è il messaggio forte di emancipazione di una nuova possibile esistenza attraverso un passaggio di sofferenze e lacerazioni.  Un piccolo oggetto ci pone invece di fronte ad un artista, Yves Klein, la cui religiosità, nella sua breve e intensa carriera, ha segnato l’intera opera: lo straordinario Ex voto a Santa Rita da Cascia (1961), frutto dei pellegrinaggi dell’artista francese al santuario della santa dei casi impossibili. La mostra continua al di là di ogni distinzione cronologica con i due bronzi di Marino Marini il Giocoliere (1946) e il Prigioniero (1943). Sono gli anni del rifugio in Svizzera a Locarno, e nelle opere di questo periodo, l’artista ha inteso esprimere il ridicolo dell’esaltazione di un uomo che vuol comandare. L’umanità ha paura e l’artista la manifesta in opere come queste, dove la materia va a rompere le proporzioni e a prendere campo, infliggendo alle forme una tensione inaspettata. Il Prigioniero, malinconica e struggente scultura in bronzo, testimone di efferati e disumani avvenimenti in territorio europeo ci disorienta, quasi generando imbarazzo se pensiamo alla data, quel 1943, quando l’umanità intera finalmente prese coscienza dell’inspiegabile atto di depravazione umana che furono i campi di sterminio nazisti e gli orrori della guerra. Anche il Giocoliere porta ancora il peso di quegli anni bui, e nella sensibilità esperita della forma appare il senso del tragico che si manifesta in una figura echeggiante i lacerati corpi dei cristi crocifissi di gusto tardomedievale. Marino stesso definisce le opere di questo periodo architetture di un’enorme tragedia.  Ecco allora il Lying Man (Uomo sdraiato, 2014) della  scultrice tedesca Paloma Varga Weisz. Pur realizzato a cinque secoli di distanza, esso dialoga idealmente con il martirio di San Sebastiano del Carracci, nudo e trafitto da frecce. Effige della sofferenza del martire, trova sorprendente corrispondenza nella scultura della Weisz: una figura maschile in legno grezzo, supina, in scala al vero, abbandonata su una ruvida coperta. Un’immagine che richiama tragicamente il destino di tanti migranti e profughi, icona della sofferenza che appartiene tristemente alla cronaca del nostro nuovo mondo globale.  Il percorso si chiude con tre artisti del presente: Adrian Paci, Jannis Kounellis e Roberto Ciaccio. Dell’artista albanese Adrian Paci è presente la recente serie fotografica Via Crucis (2011). Il tema fondamentale nella narrativa evangelica è restituito dall’artista con una stampa fotografica su metallo dal sapore prosaico, nella quale la presenza del sacro è diffusa e incarnata dalle relazioni famigliari, dalla scelta dell’artista di chiedere ai membri della sua famiglia e ai suoi amici di essere loro protagonisti delle scene. Un rimando pasoliniano si avverte in questa Via Crucis in termini di un’iconografia di origine plastica che ha le sue radici nella grande tradizione giottesca o nella asciutta ieratica umanità legata all’opera di Masaccio. Due grandi maestri molto cari a Pasolini e allo stesso Paci. Jannis Kounellis e Roberto Ciaccio hanno elaborato il simbolo della Croce secondo personalissimi codici astratti. Entrambi, pur da premesse diverse, organizzano la superficie dell’opera attraverso un’essenziale articolazione delle linee e dei piani in verticali e diagonali. Kounellis orienta in diagonale una grande Croce su di una cruda superficie metallica drammaticamente impreziosita da filamenti, intitolata Punto croce e realizzata nel 2013. L’iconografia ferma il supplizio in un’immagine potente e diretta che non lascia spazio ad altro che alla sofferenza che viene evocata. Infine, non ultimo l’artista milanese Roberto Ciaccio, scomparso prematuramente nel 2014, e a cui questo progetto espositivo in parte si ispira. Nel suo Trittico per la Croce (2001), evoca il carattere fantasmatico dell’apparizione, mentre la presenza-assenza dell’immagine palesa un clima di sospensione della Croce. Viene qui annullata la dimensione seriale, tipica della riproduzione grafica, attraverso la scelta della tecnica non replicabile del monotipo.
La mostra è accompagnata da un magazine di approfondimento a cura di Alberto Salvatori con contributi speciali di Remo Bodei, Luigi Fassi e Giovanni Leghissa.
Elenco artisti in mostra: Alberto BURRI (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995) Ludovico CARRACCI (Bologna, 1555 – 1619) Giovanni Antonio Felice ORELLI (Locarno, 1706 – 1776) Medardo ROSSO (Torino, 1858 – Milano, 1928) Lucio FONTANA (Rosario di Santa Fé, Argentina, 1899 – Comabbio, 1968) Yves KLEIN (Nizza, 1928 – Parigi, 1962) Marino MARINI (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980) Jannis KOUNELLIS (Pireo, Atene, 1936) Roberto CIACCIO (Roma, 1951 – Milano, 2014) Paloma Varga WEISZ (Mannheim, Germania, 1966) Adrian PACI (Shkodër, Albania, 1969)
Spazio -1. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati è parte del circuito museale del MASI Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana. La sua sede, Spazio -1, è adiacente al centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura e ospita oltre 200 capolavori che spaziano dagli anni Cinquanta del Novecento al presente. La collezione d’arte contemporanea Giancarlo e Danna Olgiati, concessa in deposito alla Città di Lugano nel 2012, viene proposta al pubblico in allestimenti sempre diversi unitamente a mostre temporanee dedicate all’approfondimento dell’opera di artisti inclusi nella raccolta.

Informazioni Sede Spazio – Collezione Giancarlo e Danna Olgiati Lungolago Riva Caccia 1, 6900 Lugano +41 (0) 58 866 42 30 (lu – ve) +41 (0)91 921 46 32 (ve – do, periodo d’apertura) info.menouno@lugano.ch www.collezioneolgiati.ch | www.masilugano.ch
Orari Venerdì – domenica: 11:00 – 18:00 Lunedì chiuso Aperture straordinarie: dal 18 marzo al 3 aprile aperto tutti i giorni, tranne lunedì 21 marzo 2016
Ingresso gratuito
Mediazione culturale +41 (0)58 866 42 30 lac.edu@lugano.ch

Per l’Italia ddl+ Battage Alessandra de Antonellis +39 339 3637388 alessandra.deantonellis@ddlstudio.net Margherita Baleni +39 347 4452374 margherita.baleni@battage.net

Patrocinio, partenariato e sponsoring L’esposizione è patrocinata da: Vicariato di Roma  in occasione del Giubileo Straordinario della Misericordia e della Conoscenza Con il sostegno di: BSI SA Fondata a Lugano (Svizzera) nel 1873, BSI è una delle più antiche banche in Svizzera ed è specializzata nel private wealth management. La banca offre a clienti privati high net worth, gestori patrimoniali indipendenti e family office una gamma completa di prodotti e servizi che spaziano dalle soluzioni classiche a quelle alternative e innovative. Con CHF 81,8 miliardi di patrimoni in gestione (dati al 30.06.2015) e circa 1900 dipendenti (FTE) in 20 sedi  in tutto il mondo, BSI è uno dei più importanti gruppi di private banking in Svizzera. Con la sede centrale a Lugano e una presenza sui principali mercati finanziari in Europa, America Latina, Medio Oriente e Asia, BSI vanta una presenza globale che garantisce alla banca una posizione ideale per soddisfare gli interessi e le esigenze della clientela. BSI pone la massima attenzione nello stabilire e nel mantenere relazioni personali di lungo periodo con i suoi clienti, offrendo servizi di gestione patrimoniale globali con prodotti efficaci e di alto livello e soluzioni personalizzate. In quest’ottica, la banca promuove e contribuisce attivamente allo sviluppo di numerose iniziative, progetti ed eventi che spaziano dallo sport al sostegno ai giovani talenti, dall’architettura all’arte contemporanea e alla grande musica classica, fino alla ricerca in ambito finanziario e alle relazioni internazionali. Un impegno che si inserisce nel sostegno della banca ad attività che contribuiscono al progresso culturale, economico e scientifico delle comunità e dei territori in cui opera.
Gruppo Ermenegildo Zegna  Il Gruppo Ermenegildo Zegna, leader nell’abbigliamento maschile di lusso, è una delle realtà imprenditoriali più rinomate in Italia. Fondata nel 1910 a Trivero, sulle Alpi Biellesi, dal giovane imprenditore Ermenegildo, la cui visione era di produrre eticamente i tessuti più pregiati al mondo, attraverso l’innovazione e l’impiego delle fibre più nobili, reperite direttamente nei Paesi d’origine, l’Azienda è oggi guidata dalla quarta generazione della Famiglia Zegna. Il Gruppo, che sin dai tardi anni ‘80 ha implementato una strategia di verticalizzazione integrata, ha dato vita a un brand del lusso globale che oggi offre tessuti, capi di abbigliamento e accessori. Lo sviluppo dell’azienda è focalizzato sul retail – per lo più a gestione diretta – e su un approccio pionieristico nei confronti dei mercati emergenti, BRIC e Asia in primo luogo; in Cina, Zegna si è distinta già nel 1991, come prima realtà del lusso a inaugurare uno store monomarca. Nel 2010 sono stati celebrati 100 anni di eccellenza. Oggi i negozi monomarca, presenti in oltre 100 paesi, sono 523, di cui 303 di proprietà, con un fatturato consolidato nel 2015 di 1,260 miliardi di Euro. Nel mese di Marzo 2012 il Gruppo ha lanciato ZegnArt, un impegno indipendente focalizzato su collaborazioni internazionali nel campo delle arti visive; nel mese di Febbraio 2014, il Gruppo ha annunciato l’avvio di Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship, un progetto della durata di 25 anni che prende il nome dal suo fondatore, con uno stanziamento annuale nell’educazione di 1 milione di euro.

Medacta International

Medacta International è un’azienda Svizzera attiva nello sviluppo, produzione e distribuzione di dispositivi medici, ortopedici e neurochirurgici, in tutto il mondo. Medacta International è stata fondata nel 1999 con l’idea di migliorare l’esperienza dei pazienti sottoposti ad un intervento per l’impianto di protesi ortopedica. La vocazione del Gruppo è di permettere ai pazienti di ritrovare uno stile di vita più sano e attivo attraverso prodotti e servizi che rendano l’intervento chirurgico e la riabilitazione più semplice, più veloce e più efficace. Per ottenere questi risultati, concepire e sviluppare prodotti nuovi e sempre migliori, Medacta International collabora costantemente con chirurghi in tutto il mondo.
Sponsor tecnico Corriere del Ticino Il «Corriere del Ticino» informa da 125 anni. Fondato da Agostino Soldati, allora presidente del Governo cantonale, il “Corriere del Ticino” festeggia nel 2016 i 125 anni di esistenza. La prima edizione venne pubblicata il 28 dicembre 1891, nella fase di passaggio del Ticino dalle turbolenze e violenze partitiche dell’Ottocento tra conservatori e liberali alla concordanza politica successiva alla cosiddetta Rivoluzione liberale dell’11 settembre 1890. “Siamo liberali. Siamo conservatori. Siamo liberali-conservatori” scrisse Soldati nel primo editoriale. Testata indipendente, di proprietà dell’omonima Fondazione (presidente è Fabio Soldati, presidente onoraria Matilde Bonetti Soldati), gestito dalla Società editrice Corriere del Ticino, con oltre 36mila copie di tiratura è il maggiore quotidiano della Svizzera italiana. Nella sua lunga storia ha avuto 12 direttori. Attualmente lo dirige Fabio Pontiggia, che il 1. gennaio scorso è subentrato a Giancarlo Dillena. La redazione è formata da cinquanta giornalisti, compresi i redattori del sito online. La sede centrale è a Muzzano; le redazioni locali sono a Lugano, Chiasso, Bellinzona e Locarno. Il “Corriere del Ticino” è azionista di riferimento del gruppo editoriale MediaTI; di entrambi l’amministratore delegato è il giornalista Marcello Foa

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