Trombosi: conoscerla per evitarla. Solo un italiano su 3 conosce il vero significato della parola

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Quando pensiamo alla nostra salute di solito temiamo malattie gravi e insidiose come il cancro o agli incidenti: pensiamo mai alla trombosi?

Solo un italiano su 3 conosce il significato della parola “trombosi” e più della metà non sa che le malattie da trombosi si possono evitare, soprattutto i cittadini del centro-sud. Il drammatico ritratto della povertà delle conoscenze in questo campo nel nostro Paese è stato fotografato da un’indagine voluta da ALT Onlus.

La trombosi è un coagulo di sangue che si forma in un’arteria o in una vena e causa infarto del miocardio o ictus cerebrale, embolia polmonare o trombosi delle arterie o delle vene che conosciamo con il nome di flebite.

“Ce ne siamo accorti in Italia quando 30 anni fa abbiamo fondato ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus – dichiara la dottoressa Lidia Rota Vender – presidente di ALT – e se ne sono accorti anche gli americani. Solo un americano su 7 sa che cosa vuol dire trombosi. È un paradosso, perché una persona su quattro nel mondo perderà la vita proprio per colpa di un trombo o rimarrà pesantemente invalida per non averne mai sentito parlare prima o per non aver ascoltato. Eppure la Trombosi è il nemico che dovremmo temere più di ogni altro: soprattutto perché possiamo batterla – sostiene la dottoressa Lidia Rota Vender. Le malattie da Trombosi sono l’incontro più probabile per tutti coloro che hanno 50 anni o più, ma possono essere evitate almeno in un caso su tre, perché la prevenzione delle malattie da Trombosi funziona davvero e dipende molto da ciascuno di noi”.

Il dato americano conferma il risultato della ricerca condotta da ALT che ha evidenziato come solo un italiano su 3 conosce il significato della parola “trombosi” e più della metà non sa che le malattie da trombosi si possono evitare, soprattutto i cittadini del centro-sud. Drammatico il ritratto della povertà delle conoscenze in questo campo: solo 33% di italiani conoscono le malattie da trombosi e le loro cause, la maggioranza ignora la loro reale incidenza. Alla domanda che chiedeva loro se il tumore alla mammella nella donna colpisce di più o meno della trombosi, quasi la maggioranza del campione non ha saputo rispondere e solo 10% degli intervistati ha dato la risposta corretta, riconoscendo la maggiore incidenza della trombosi tra la popolazione femminile rispetto al cancro.

La sola trombosi venosa da sola causa ogni anno più morti del cancro e degli incidenti stradali: ma potrebbe essere evitata, se la conoscessimo. Ecco perché anche ALT, insieme a tante altre associazioni dedicate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, sotto l’egida di ISTH, International Society for Thrombosis and Haemostasis, società scientifica che riunisce gli esperti di trombosi di tutto il mondo, partecipa alla giornata mondiale della trombosi World Thrombosis Day  di venerdì 13 ottobre, con l’obiettivo di diffondere conoscenza e consapevolezza su un nemico che è possibile non solo battere ma anche evitare.

“Un’importante occasione di educazione della popolazione: perché la Trombosi … se la conosci, la eviti” sottolinea la dottoressa Rota Vender.

LA TROMBOSI: CHE COS’È

è Il trombo è un coagulo che se si forma in una’arteria o in una vena: se la chiude causa infarto e morte delle cellule dell’organo colpito, se si frammenta libera emboli causando embolia di un organo lontano da quello nel quale si è formato.

è Se si forma nelle vene delle gambe causa trombosi venosa profonda o superficiale (flebite).

è Gli emboli che si liberano da un trombo formatosi in una vena raggiungono il polmone provocano embolia polmonare.

è Embolia polmonare e trombosi venosa sono pericolose e purtroppo spesso mortali.

è Se il trombo si forma in un’arteria coronaria provoca infarto.

è Se il trombo si forma in una arteria carotide libera emboli che provocano ictus cerebrale.

è Se il trombo si forma nel cuore che fibrilla libera emboli che provocano ictus cerebrale.

La trombosi provoca danni diversi: dipende dal punto in cui si forma, se una vena o una arteria e dall’organo in cui quel vaso si trova: organi nobili come il cervello o il cuore pagano un tributo importante in termini di infarto e ictus cerebrale, ma anche organi considerati meno nobili come l’intestino o il rene possono essere colpiti da un infarto e riportare danni gravi a tutto l’organismo.

I trombi che si formano nelle vene sembrano meno aggressivi, ma questo è un errore di sottovalutazione: se si forma di una piccola vena alla caviglia, il trombo può dissolversi, ma può anche estendersi verso il cuore occupando spazi sempre più grandi e importanti e soprattutto liberando emboli che causano embolia polmonare fino ad arresto del cuore. L’embolia polmonare ancora oggi è la causa più frequente di morte nella donna nei 6o giorni dopo il parto. Non è giusto che questo venga ignorato.

I SEGNI E I SINTOMI DELLA TROMBOSI

Dolore o gonfiore di una gamba, della caviglia o della coscia, rossore e calore della parte colpita.

Se il trombo libera emboli che dalla vena arrivano al polmone compaiono sintomi legati al respiro che diventa corto, con dolore al dorso o al torace, simile a una pugnalata, a volte con febbre, respiro accelerato, ritmo del cuore più rapido del normale, sensazione di stordimento, a volte perdita di coscienza.

CHI RISCHIA DI PIÙ?

Chi è ricoverato in ospedale, ha subito un intervento chirurgico, ha un tumore, è rimasto immobilizzato a lungo, porta una ingessatura, è in gravidanza o nel periodo dopo il parto, o prende farmaci a base di ormoni, o chemioterapia. Chi soffre di una malattia infiammatoria acuta o cronica.

Su 100 casi di trombosi venosa, 60 si verificano in pazienti ricoverati o appena dimessi dall’ospedale: è importante collaborare con il proprio medico quando si viene ricoverati in ospedale, sarà lui a valutare il profilo di rischio per proteggere il paziente in modo adeguato.

“La trombosi è un problema rilevante, è incredibile che così poche siano le persone che la conoscono” – ha dichiarato il Dr. Gary Raskob, presidente del comitato della Giornata mondiale per la trombosi. “Comprendere quali sono i fattori di rischio che aumentano la probabilità di andare incontro a un evento da trombosi e correggerli significa salvare la propria vita e quella dei propri cari”.

“Conoscere la trombosi può salvarvi la vita – ha dichiarato un famoso attore americano che soffre di fibrillazione atriale – se il cuore fibrilla, nel cuore si formano trombi, che possono frammentarsi e liberare emboli che arrivano al cervello e provocano ictus cerebrale, un evento grave e devastante: per questo ho deciso di dedicare una delle mie rappresentazioni a diffondere la conoscenza della fibrillazione e della trombosi, per salvare molti dall’ictus cerebrale che ha colpito anche me”.

a cura della redazione