Rapporto Prometeia e Intesa Sanpaolo:

sui settori industriali-Ottobre 2011

 

L’industria italiana, grazie ai buoni risultati ottenuti nella prima parte dell’anno, potrà chiudere il 2011 con una crescita del fatturato a prezzi costanti dell’1,3%. La maggior parte dei settori sperimenterà un aumento dei livelli di attività, con la sola eccezione dei settori più legati al ciclo edilizio e immobiliare, ancora in fase di ripiegamento, e della farmaceutica, che ha interrotto la lunga fase di crescita degli ultimi anni.

La crescita è stata principalmente sostenuta dalla migliorata capacità delle nostre imprese di cogliere le opportunità di sviluppo presenti sui mercati internazionali. Nonostante i segnali di rallentamento del ciclo internazionale le esportazioni italiane di manufatti hanno, infatti, mantenuto buoni ritmi di crescita anche nei mesi estivi. Grazie ai positivi risultati dell’ultimo biennio – che ha registrato vendite all’estero in aumento del +7% medio annuo a prezzi costanti – la propensione all’export del manifatturiero italiano salirà al 39% nel 2011, dal 36% del 2008. Occorre tornare indietro ai tempi della svalutazione della lira dei primi anni ’90 per ritrovare tassi di espansione dell’export simili.

La crisi del debito europeo potrebbe bruciare oltre 94 miliardi di euro fatturato nel biennio 2012 – ’13
Il brusco peggioramento dello scenario interno ed internazionale porterà a un forte rallentamento nell’ ultimo scorcio dell’anno, compromettendo i risultati del prossimo biennio. Anche nell’ipotesi che la crisi del debito pubblico europeo trovi una soluzione positiva, il nostro manifatturiero si troverà ad operare in condizioni di domanda debole, in particolare sul versante interno, che porteranno a una diminuzione dei livelli di attività nel 2012 e ad una debole ripresa nel 2013. Confrontando le previsioni attuali con quelle formulate nella primavera scorsa, si può stimare che il peggioramento dello scenario portato dalla crisi del debito europeo dei mesi estivi abbia “bruciato” oltre 94 miliardi di euro di introiti per l’industria italiana nel prossimo biennio.

Particolarmente critica sarà la situazione della domanda interna ed in particolare dei consumi delle famiglie che, nel 2013, avranno valori pro-capite inferiori rispetto a quelli del 1999. Le decisioni di investimento saranno bloccate dal clima di incertezza e da condizioni più difficili sul versante del credito: gli investimenti saranno sostenuti solo dall’esigenza del sistema produttivo di aumentare la propria efficienza e dalla prosecuzione dei piani di miglioramento infrastrutturale nei settori a rete (trasporto, energia, comunicazioni).

Soltanto la capacità di espandere le esportazioni, previste aumentare ad un tasso medio annuo intorno al 4,5% a prezzi costanti, potrà consentire al manifatturiero italiano di limitare le perdite. In presenza di un rallentamento dell’area europea, cui è tuttora destinato il 43% del nostro fatturato estero, la previsione implica un rafforzamento competitivo del tessuto manifatturiero che, dati i buoni risultati conseguiti sui mercati esteri negli ultimi anni, appare comunque alla portata delle imprese italiane.

Rimangono zone d’ombra nel tessuto produttivo
In uno scenario difficile, che pure vede la soluzione positiva di molte delle criticità emerse negli ultimi mesi, si assisterà a una ulteriore divaricazione dei risultati tra le imprese italiane.

L’analisi dei bilanci al 2010 conferma come, anche negli ultimi difficili anni, un nucleo forte d’imprese abbia mantenuto condizioni di redditività più che soddisfacenti: circa il 42% delle aziende manifatturiere con Roi superiore al 12% nel 2007 si è confermato nella medesima classe di reddito anche nel 2010. La quota delle aziende che ha attraversato la crisi confermandosi in grado di generare elevati livelli di redditività aumenta al crescere della classe dimensionale e tocca il 55% per le imprese con valore della produzione fra 50 e 1000 milioni di euro.

L’analisi dei bilanci 2010 mostra tuttavia come la crisi abbia lasciato strascichi importanti: sono soprattutto le piccole imprese, e in particolare gli operatori attivi nella fase di subfornitura e maggiormente focalizzati sul mercato interno, a mostrarsi in difficoltà, sia sul fronte della crescita che della redditività. Nel 2010, infatti, il 28 per cento delle piccole imprese evidenziava ancora risultati in perdita. In presenza di una decelerazione del ritmo di crescita dell’attività produttiva, il ridotto potere di mercato di questi soggetti difficilmente potrà consentire un diffuso miglioramento dei loro margini, mantenendo ampia l’area di difficoltà all’interno di questa classe.

Nel prossimo futuro per molte imprese – in particolare per le piccole e piccolissime realtà – sarà difficile ritrovare gli equilibri economici e finanziari già messi a dura prova nell’ultimo biennio. Con ogni probabilità, si intensificherà il processo di selezione con uscita dal mercato di alcune aziende produttive e conseguente riduzione della base produttiva.

Ancora una volta favorite le imprese ed i settori a maggiore vocazione internazionale
Nel biennio 2012-13, oltre alla farmaceutica, saranno i produttori di beni d’investimento – meccanica, elettrotecnica e prodotti in metallo – a mostrare le migliori prospettive di crescita. Pur penalizzati dall’indebolimento comunque atteso nella spesa per investimenti, i livelli di attività di questi settori aumenteranno a ritmi medi annui compresi fra il 2,6% della meccanica e lo 0,8% dei prodotti in metallo. Tale sviluppo sarà garantito dal buon posizionamento sui mercati emergenti e dal ruolo giocato nelle catene di subfornitura dei grandi produttori occidentali, che unitamente alla buona capacità di controllo del mercato domestico permetterà al canale estero di offrire un sostegno rilevante all’evoluzione della loro attività produttiva. La meccanica, più attiva nel processo di riposizionamento nei paesi a maggior crescita – Cina e Turchia in primis – si confermerà pertanto il settore leader del manifatturiero italiano.

Rispetto allo scenario formulato prima dell’estate, le previsioni sono state riviste significativamente al ribasso per i settori produttori di beni di consumo durevole: mobili, elettrodomestici e autoveicoli e moto. Tali settori registreranno una contrazione dei livelli di attività nella media del biennio 2012-13, penalizzati dal compromesso andamento della domanda interna a cui si somma, nel caso dei mobili e degli elettrodomestici, l’avvio di una fase di riduzione della base produttiva e di riorganizzazione dei modelli di business, alla ricerca di un migliore posizionamento competitivo.

Un percorso simile attende anche i prodotti e materiali da costruzione che, penalizzati dalla perdurante debolezza del ciclo edilizio, prolungheranno la fase di ridimensionamento in atto dal 2007. La debolezza della domanda pubblica ha imposto un forte ridimensionamento rispetto alla previsione di maggio anche alla farmaceutica, che si confermerà comunque uno dei settori meglio performanti del manifatturiero, grazie all’elevata propensione all’export, che consentirà anche alle imprese italiane di beneficiare delle opportunità legate alla crescente diffusione della medicina occidentale nei paesi emergenti.

Il ripiegamento del ciclo riporterà in negativo anche il sistema moda, che sconterà sia gli effetti di una domanda interna debole e orientata verso prodotti a basso costo sia il nuovo indebolimento delle vendite nei mercati maturi, principali acquirenti di beni di fascia alta e medio-alta. E’ comunque da considerare come questo settore sia riuscito nell’ultimo triennio ad aumentare significativamente una quota di export peraltro già elevata, con le imprese leader in grado di affermarsi sia sui mercati maturi e dell’Europa centro orientale (Russia in primis), sia su quelli del bacino del Mediterraneo e in Cina, dove le vendite di prodotti italiani superano quelle francesi.

L’alimentare, pur scontando la tendenza delle famiglie a contenere gli sprechi emersa nella fase di crisi acuta del 2009, è previsto mantenere un’evoluzione positiva, sia pure contenuta, grazie alla capacità di contenere le importazioni e di incrementare ulteriormente la quota di fatturato esportato, sfruttando l’eco della tradizione eno-gastronomica italiana per coprire nicchie ad elevato valore aggiunto sui mercati internazionali, anche attraverso lo sfruttamento nel canale Ho.re.ca.

Il mutato scenario si rifletterà anche sulle filiere a monte: intermedi chimici, altri intermedi e metallurgia. Solo quest’ultimo settore è comunque atteso mostrare un aumento dei livelli di attività nel prossimo biennio, beneficiando della crescita di importanti settori acquirenti – meccanica, prodotti in metallo, elettrotecnica – e di una buona proiezione internazionale. Le difficoltà del mondo delle costruzioni continueranno a pesare sui restanti produttori di beni intermedi (come il legno e una parte della filiera chimica), dove solo i comparti più orientati all’export potranno mostrarsi in crescita.

a cura della redazione