Presentati oggi a Milano:

i risultati del II Trimestre 2012 dell'analisi congiunturale dell'industria e dell'artigianato manifatturieri in Lombardia

 

 

 

 

Sono stati   illustrati oggi  24 luglio presso la sede di Unioncamere in Via Oldoferdi 23 a Milano i  risultati del II trimestre 2012 su industria e artigianato di produzione della Lombardia oltre all’andamento sugli scenari di previsione dell’economia lombarda e nazionale. Relatori Pietro Ferri, docente di Economia Politica presso l’Università di Bergamo, Massimo Guagnini di Prometeia, con l’intrevento di Alberto Barcella, Presidente di Confindustria Lombardia e Fausto Cacciatori, Presidente di CNA Lombardia in rappresentanza delle Associazioni regionali dell’Artigianato. A moderare l’incontro Francesco Bettoni, Presidente di Unioncamere Lombardia.

I dati del secondo trimestre mostrano una contrazione dei livelli produttivi
(-1,7% sul trimestre precedente e -5,4% su base annua) e un peggioramento generalizzato delle altre variabili oggetto d’indagine. Aumenta la quota di imprenditori che giudica le scorte di prodotti finiti esuberanti (+5,9%). Segnali contrastanti provengono dagli ordini interni in forte contrazione su base annua (-8,3%) ma in crescita rispetto al trimestre precedente (+1,8%). Il mercato estero mantiene un andamento stabile mantenendosi vicino ai massimi di fine 2010, registrando solo una lieve flessione (-0,2% sia il dato congiunturale che tendenziale). Le aspettative degli imprenditori risentono del generale clima di incertezza posizionandosi in area negativa per produzione, occupazione e ordini interni. Solo le aspettative sugli ordini esteri rimangono positive.

I dati presentati derivano dall’indagine relativa al 2° trimestre 2012 che ha riguardato un campione di 2.000 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali e artigiane, con una copertura parziale per quanto riguarda medie e grandi imprese industriali che potrebbe portare a una revisione dei risultati nel prossimo trimestre.

Il secondo trimestre 2012 registra per la produzione industriale una variazione negativa sia del dato congiunturale (-1,7% il dato destagionalizzato1) che del dato tendenziale (-5,4%).
Per le aziende artigiane manifatturiere i dati congiunturale (-3,7%) e tendenziale (-8,9%) sono più negativi.

L’indice della produzione industriale scende a quota 95,1 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
Per le aziende artigiane l’indice della produzione flette maggiormente scendendo sotto quota 70 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).

La contrazione dei livelli produttivi è generalizzata interessando tutti i settori. Presentano un quadro meno negativo la chimica (-0,9%) e gli alimentari (-1,4%). Carta-editoria, Meccanica e Siderurgia registrano un andamento più negativo ma ancora contenuto (tra il -3% e il -5% la produzione). I settori con le maggiori riduzioni risultano i mezzi di trasporto (-15,5%), i minerali non metalliferi (-15,2%) e le industrie varie (-10,5%).
Risultato negativo diffuso a tutti i settori anche per l’artigianato, con contrazioni oltre il 10% per i minerali non metalliferi, carta-stampa, tessile, manifatturiere varie, pelli-calzature, gomma-plastica e abbigliamento. Più moderato il calo registrato dalla meccanica (-7,8%).

Di segno uniforme, ma di differente intensità, i risultati delle tre destinazioni economiche dei beni considerate, con i beni di consumo (-6,6%) e i beni di investimento (-5,8%) in maggior sofferenza e i beni intermedi che contengono il calo produttivo al -3,4%. Nell’artigianato si riscontra lo stesso andamento con intensità maggiori: beni di consumo -10,5%, beni di investimento -9,5% e beni intermedi -6,7%.
I dati sulla produzione sono inversamente proporzionali alla classe dimensionale d’impresa con una maggior contrazione per le più piccole (-7,3%), seguite dalle medie (-4,7%) e dalle grandi (-3,7%).
Nell’artigianato a fronte della più intensa caduta delle micro imprese (-11,7%), le classi dimensionali maggiori registrano risultati molti vicini (-7,9% le imprese da 6 a 9 addetti e -7,3% le imprese oltre 10 addetti).

Si riduce ulteriormente la quota di aziende che registra forti incrementi dei livelli produttivi (21,3% contro il 27,8% dello scorso trimestre); considerando anche le imprese che dichiarano incrementi minimi, l’area positiva riguarda il 29% degli intervistati. Cresce il numero delle aziende con variazioni molto negative (50,7%). Considerando anche le contrazioni minime l’area negativa raggiunge il 60%.
Anche nell’artigianato si riduce la quota di aziende che registrano incrementi consistenti (dal 21,9% dello scorso trimestre al 14,8% attuale) e aumenta la quota di quelle che registrano forti contrazioni (dal 51% al 54% e di quelle stazionarie (dal 19,7% al 22%).

Il fatturato a prezzi correnti registra una svolta negativa con una variazione tendenziale del -4,0%, e rispetto al trimestre precedente del -2,3%.
Come per gli altri indicatori anche il fatturato delle aziende artigiane registra contrazioni più intense rispetto all’industria: -8,7% la variazione tendenziale e -3,3% rispetto al trimestre precedente.

Gli ordinativi acquisiti nel trimestre dalle imprese industriali sono pressoché stazionari nella componente estera, con un segno solo leggermente negativo sia congiunturale che tendenziale (-0,2%), che gli permette di rimanere vicino ai valori massimi pre-crisi. Considerando la variazione congiunturale gli ordini interni presentano un segno positivo (+1,8%), ma il dato tendenziale è sensibilmente negativo (-8,3%). Il periodo di produzione assicurata dal portafoglio ordini è in contrazione (51 giornate), mentre si avvicina al 38% la quota del fatturato estero sul totale.
Le imprese artigiane presentano una contrazione generalizzata degli ordini, particolarmente intensa per il mercato interno (-10,2% su base annua e -3,4% sul trimestre precedente) e più contenuta per l’estero (-0,3% tendenziale e -2,8% congiunturale). La quota del fatturato estero sul totale per le aziende artigiane rimane però molto contenuta (6,2%). Si riduce il portafoglio ordini che garantisce solo 31,4 giornate di produzione.

L’occupazione per l’industria presenta un saldo negativo (-0,2%), grazie alla stabilità del tasso d’uscita e al contestuale rallentamento del tasso d’ingresso. Contemporaneamente aumenta la quota di aziende che fa ricorso alla CIG (25,3%) mentre la quota sul monte ore trimestrale si ferma al 3,3%. Anche per l’artigianato il saldo occupazionale è negativo (-0,4%), con un rallentamento sia degli ingressi che delle uscite. Cresce la quota di aziende che ha utilizzato ore di CIG nel trimestre (17,8%), mentre rimane costante la quota sul monte ore (2,5%) trimestrale.

Altre variabili dell’andamento congiunturale:

Il tasso d’utilizzo degli impianti conferma il rallentamento dei livelli produttivi sia per l’industria, scendendo al 71,2%, che per l’artigianato, scendendo al 66,6%. Fra i settori dell’industria, il tasso non raggiunge il 60% per i minerali non metalliferi ed è inferiore al 70% per il tessile, le pelli-calzature, l’abbigliamento e la gomma-plastica. Fra i settori dell’artigianato si registrano tassi di utilizzo inferiori al 60% per la carta-stampa e inferiori al 70% per i restanti settori ad esclusione delle pelli-calzature (76,4%).

Il livello delle scorte dei prodotti finiti è ritenuto adeguato dall’81% delle imprese industriali, fra le restanti prevalgono le valutazioni di esuberanza (+5,9% il saldo). E’ del 39% la quota di aziende che non tiene scorte tra le imprese di piccole dimensioni, contro il 26% delle medie e il 13% delle grandi.
Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità marcati (-19% il saldo), con il 54% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (60%) e omogenea tra le diverse classi dimensionali.

Le scorte di materie prime sono adeguate per il 76% delle imprese industriali, con un saldo positivo molto contenuto tra i giudizi di scarsità ed esuberanza (+0,3%).
Gli artigiani segnalano scorte adeguate nel 50% dei casi, con una prevalenza, fra le restanti, dei giudizi di scarsità (-10% il saldo). La quota di imprese che dichiara di non tenere scorte di materie prime è dell’11% per l’industria e del 27% per l’artigianato.

Si riducono le spinte inflazionistiche sui prezzi medi delle materie prime che registrano incrementi congiunturali dello 0,8% per le imprese industriali e dell’1,7% per le artigiane. I prezzi dei prodotti finiti risultano pressoché stazionari con un piccolo incremento sia per l’industria (+0,1%) che per l’artigianato (+0,2%).

Le aspettative degli imprenditori industriali per il terzo trimestre 2012 presentano un generale deterioramento per domanda interna, produzione e occupazione, mentre sono ancora in terreno positivo per la domanda estera. Occorre considerare che, in questo trimestre, è intorno al 50% la quota di imprenditori che prevede stabilità dei livelli per produzione, domanda interna ed estera ed è oltre l’80% quella di chi prevede stabilità dei livelli occupazionali. Nel caso dell’artigianato le aspettative degli imprenditori si addensano tutte nell’area negativa, con una ripresa per la domanda estera che si avvicina al saldo nullo. In questo caso occorre osservare che circa il 45-46% degli intervistati prevede stabilità dei livelli per produzione e domanda interna, il 67% per la domanda estera e l’87% per l’occupazione.

Il secondo trimestre del 2012 ha visto la produzione manifatturiera lombarda diminuire dell’1,7% rispetto al trimestre precedente, mentre la caduta tendenziale (e cioè rispetto al corrispondente trimestre dello scorso anno) è stata più marcata e pari al 5,4%. La negatività della dinamica della produzione industriale ha trovato conferma nell’andamento delle altre variabili chiave, quali gli ordini ed il fatturato, ed ha influenzato anche gli altri indicatori. Infatti, il tasso di utilizzo degli impianti è diminuito ulteriormente, la produzione assicurata ha fatto altrettanto, mentre le scorte sono aumentate decisamente. In altre parole, quelle imprese che hanno continuato a produrre lo hanno fatto più per il magazzino che per il mercato esterno. Il calo è generalizzato, toccando la gran parte delle imprese, dei settori e dei territori. Inoltre, la percentuale delle imprese con forti cadute di produzione sono diventate la maggioranza. In una situazione del genere, l’impatto sul mercato del lavoro si è fatto sentire. Infatti, l’occupazione mostra segni di cedimento e ciò è dovuto a un maggior numero di uscite rispetto alle assunzioni. Quello che sta succedendo in Lombardia fa parte di una fase ciclica negativa che riguarda in modo particolare il Sud dell’Europa. La dinamica del sistema Italia e quindi dell’economia lombarda dipende in modo fondamentale dalla tenuta del quadro internazionale, euro compreso. Sul medio periodo, nel caso si realizzi la tenuta del quadro internazionale, una lenta ripresa potrebbe essere in vista all’inizio del 2013. Per il breve periodo, le nostre previsioni per la produzione lombarda presentano un range di variazione compreso tra la variazione nulla ed un’ulteriore contrazione congiunturale -2,0% che porterebbe l’indice destagionalizzato a quota 93.

a cura della redazione