Federacciai:

cresce la produzione italiana di acciaio nel primo trimestre dell'anno

 

 "Nonostante non siano ancora tornati i valori produttivi pre-crisi, la siderurgia italiana conferma in questi primi mesi dell’anno la ripresa iniziata già nel 2011. Ma non si può parlare di una crescita uniforme: a fianco di comparti che stanno tenendo (ad esempio quello degli acciai speciali, degli inossidabili e in generale dei prodotti per la meccanica), registriamo purtroppo anche il sostanziale e preoccupante ristagno dei prodotti per l’edilizia, causta dalla debolezza del settore della costruzioni, ormai ferme da anni. In aggiunta, constatiamo ancora oggi l’assenza di politiche energetiche lungimiranti, valide per poter programmare con maggior efficenza il nostro futuro. E’ necessario che il Governo si impegni nella definizione, una volta per tutte, di una politica energetica coerente e organica, impegnandosi a favorire l’avvio concreto delle grandi opere infrastrutturali da tempo annunciate. Così come a livello europeo, è indispensabile che le istituzioni intervengano per garantire al settore condizioni di più equa competizione Solo così potremo fronteggiare una concorrenza, si pensi ai Paesi dell’Estremo Oriente o del Sud America, oggettivamente asimmetrica".

Cosi il  Presidente di Federacciai – l’Associazione che rappresenta le imprese siderurgiche italiane – Giuseppe Pasini, il Vice Presidente Nicola Riva e il Direttore Generale Flavio Bregant – durante un incontro con la stampa avvenuto oggi a Milano nella bella location dell’Hotel Westin Palace  – hanno sintetizzato la situazione della siderrurgia nei primi mesi del 2012, offrendo una "fotografia" anche prospettica del comparato, alla luce di alcune problematiche sull’intera politica economica nazionale e continentale.

Quello siderurgico è un mercato fortemente internazionalizzato dove le aziende competono in tutte le aree del Mondo. Le tecnologie produttive – dagli altiforni ai forni elettrici – richiedono elevati consumi energetici; l’energia rappresenta dunque una vera e propria materia prima per le aziende che producono acciaio e il suo costo un fattore dominante nella ricerca della competitività internazionale. Questa mancanza di pianificazione, unita alle politiche incentivanti particolarmente remunerative sulle energie rinnovabili (in particolare sul fotovoltaico), assieme agli oneri pregressi impropriamente caricati sulla bolletta energetica, hanno portato il costo dell’energia nazionale al livello più alto d’Europa. Questo penalizza tutta l’industria manifatturiera nazionale e in modo particolare quella siderurgica, notoriamente tra le più energivore.

"La politica degli aggiustamenti continui per sistemare, volta per volta, le diverse criticità emergenti – ha commentato il Presidente Pasini – non solo non ha portato risultati soddisfacenti ma ha creato maggiori complessità e spesso ulteriori costi. Oggi è necessario affrontare il tema nella sua completezza, avendo chiara consapevolezza che le scelte di politica energetica influenzano quelle di politica industriale e viceversa: il costo dell’energia dirà quali saranno le industrie che potranno sopravvivere in Italia e queste determineranno le tipologie e i consumi di energia del futuro".

"Bisogna strutturare – ha proseguito Pasini  un’offerta di energia sicuramente concorrenziale e libera: oggi, per esempio, la liberalizzazione ancora molto parziale del mercato del gas influenza negativamente sia il prezzo stesso del gas per le utenze industriali sia il prezzo dell’energia elettrica. E’ quindi importante proseguire celermente con la realizzazione di infrastrutture di trasporto e rigassificazione per far diventare l’Italia l’hub europeo del gas naturale. Per quanto riguarda l’energia elettrica è oltremodo importante che le scelte di politca energica e ambientale si traducano in ricadute sostenibili sulla bolletta, di livello equivalente agli altri Paesi concorrenti, privilegiando logiche di grid parity, ovvero di incentivazione al raggiungimento della piena economicità delle produzioni elettriche".

"Non va inoltre dimenticato – ha concluso  Pasini – di porre particolare attenzione al ribaltamente sul costo dell’energia degli oneri ambientali imposti dalle normative comunitarie, come ad esempio l’emissions trading, anche per evitare le disparità di concorrenza con altri Paesi europei che già hanno approntato adeguate misure di difesa e compensazione".

Il settore dell’acciaio italiano "vale" circa 40 milliardi di Euro (in termini di fatturato) e occupa circa 60.000 addetti (tra diretti e indiretti). La produzione italiana di acciaio ha un "peso" rilevante in Europa tanto da fare del nostro Paese il secondo produttore e consumatore di acciaio, alle spalle dalla sola Germania. L’Italia è inoltre il primo consumatore pro-capite di acciaio al mondo.

Per la siderurgia italiana il 2011 si è contraddistinto come un anno di ripresa produttiva:nel nostro Paese sono state prodotte 28,7 milioni di tonnellate di acciaio (+11,6% Vs 2010). Tale dato – seppur positivo – è però da raffrontare con quello dell’anno pre-crisi (2008) quando furono poco più di 30 le milioni di tonnellate di acciaio prodotte e dal quale evidentemente esiste ancora un gap da colmare (-6%).

Per quanto riguarda il quadro siderurgico extra-italiano va evidenziato che nei primi tre mesi del 2012 la produzione globale di acciaio è stata di 376,76 milioni di tonnellate con un +1,1% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente, l’Asia ha prodotto 241,74 milioni di tonnellate (+1,5%), la Cina da sola ha prodotto 174,22 milioni di tonnellate (+2,5%). Resta sugli stessi valori di un anno fa l’India che ha prodotto 18 milioni di tonnellate. Il Giappone ha prodotto 26,56 milioni di tonnellate, arretrando del 4,1% rispetto al corrispondente periodo del 2011.

L’Europa 27 ha visto diminuire la produzione di acciaio del 3,9% rispetto al primo trimestre del 2011 con 43,87 milioni di tonnellate. All’interno dei confini comunitari, la Germania ha fatto un passo indietro producendo 10,84 milioni di tonnellate (-4,8%), la Spagna ha frenato bruscamente con 3,69 milioni di tonnellate (-15,5%). La Francia ha invece fatto registrare un incremento dell’8,1% con 4,14 milioni di tonnellate.

a cura della redazione