Presentata a Milano “save the game”:

la campagna contro la dipendenza del gioco d'azzardo operativa da pochi giorni al Casinà di Campione d'Italia

 

 

Il tema del gioco d’azzardo patologico è sempre più di attualità soprattutto in un momento  di crisi come quello attuale dove la gente punta tutto per rincorrrere la chimera di facili e illusorie  vincite.

A parlarne durante una conferenza stampa tenutasi oggi, nella bella location dell’Hotel Principe di Savoia a Milano, Maria Paola Mangili in Piccaluga, Sindaco di Campione d’Italia, Mario Mantovani, Vicepresidente e Assessore alla Salute della Regione Lombardia, Luciano Moia, Caporedattore del quotidiano Avvenire e Carlo Pagan AD di Campione d’Italia e Consigliere di Amministrazione ECA. 

"Il gioco ha un senso se risponde ad un bisogno di svago e di divertimento senza compromettere le attività personali, familiari o lavorative e senza pregiudicare il proprio futuro e quello delle proprie famiglie, ricorrendo a debiti e a usura." ha esordito il Sindaco di Campione ribadendo  i principi di controllo, sicurezza, tutela e lotta alle ludopatie di pratica corrente al Casinò dove il gioco “ non deve essere compulsivo e compromettere l’esistenza del giocatore. La campagna “Save the game” rappresenta quindi  “un atto di grande responsabilità” del Casinò Campione d’Italia, perché con questa iniziativa contro il gioco d’azzardo patologico “la casa da gioco presta ascolto ed attenzione al cliente in difficoltà offrendogli il primo supporto per un possibile recupero, conferendo così all’offerta di svago un tratto di qualità che non si trova in nessuna delle altre tipologie e in nessuno degli altri luoghi di gioco”.

"Il tema del gioco compulsivo è un tema molto caro alla Regione Lombardia che,prima fra tutte, ha elaborato e trasmesso al Parlamento una proposta di legge per regolamentare il gioco d’azzardo mediante controlli specifici (esibizione della tessera sanitaria) orari di utilizzo e misure di contrasto come l’impossibilità di cambiare assegni o utilizzare carte di credito e cosi via" ha spiegato l’Assessore Mantovani che, tra gli strumenti di prevenzione della ludopatia, ha anche indficato  la pianificazione urbanistica che obblighi a distanziare le sale gioco dai punti di ritrovo sensibili, dalle scuole agli oratori, il marchio “Slot free” dei bar, obblighi di identificazione della clientela e regolamentazione oraria.

La differenza rispetto alla proliferazione di slot tra bar e sale gioco è evidente, e spiega il rilievo sociale assunto dal gioco d’azzardo patologico, un problema di cui  ha fornito  stime allarmanti Luciano Moia: 800 mila casi in Italia, di cui 25 mila in Lombardia, e corollari drammatici, dai milioni di ore di lavoro perdute al paradossale disavanzo, 2 miliardi di euro, dello Stato rispetto ai proventi attesi dalla liberalizzazione del gioco d’azzardo." In tal modo lo Stato quindi non solo inganna i cittadini ma anche se stesso al solo fine di incentivare le entrate fiscali" ha , poi, chiosato,il giornalista.

"Le case da gioco non possono, ovviamente, dissuadere i clienti dal giocare ha dichiarato, infine, Pagan  chiarendo però "che occorre adottare un approccio pragmatico alla luce anche di esperienze vissute in altri paesi europei prima fra tutti la Francia e poi anche della vicina Svizzera ,un paese prossimo a Campione d’Italia ,dove alle slot machine disseminate nei bar è stata preferita l’istituzione di numerose case da gioco, regolate da principi sicuri".  Pagan ha ,poi,parlato di "Save the game”, la campagna contro il gioco d’azzardo patologico, attivata in questi giorni dalla casa da gioco – oggi la prima in Italia per proventi e ingressi e che, dunque, porta in Italia il modello che in centro e nord Europa sta risolvendo il problema della dipendenza dal gioco d’azzardo. “Save the game” è una campagna di prevenzione che il Casinò considera anche di proprio interesse – il cliente “malato” è un cliente scontento –ha spiegato Pagan, tanto che la casa da gioco ha istituito un servizio di soccorso telefonico che se necessario prevede anche un approccio terapeutico, grazie ad un apposito team psicologico. Ma funziona anche grazie ad apposito materiale in distribuzione, compreso un questionario per una possibile autodiagnosi, nonché la formazione degli addetti, in modo che percepiscano i casi di gioco compulsivo, agendo di conseguenza. E, comunque, il filtro fisico all’ingresso del Casinò opera quell’azione preventiva che a Campione d’Italia trova storico supporto nel provvedimento inibitorio che può essere invocato anche dagli interessati medesimi.

Auspichiamo allora  con il   Sindaco di Campione d’Italia che gli obiettivi  che  Carlo Pagan si propone con la campagna "save the game" possano essere cosi raggiunti.

a cura della redazione