Terzo regno e magia:

e' il primo libro di Marco Varuzza, edito da Il Filo nel 2008.

 

 

di Roberta Jannetti del 23/12/2008

     Sin dalle prime pagine di questo romanzo, veniamo trasportati in un mondo magico, misterioso e fantastico. Un grande regno diviso tra tre diverse popolazioni che, come dice il prologo, non sono in contatto e non si conoscono, se non da racconti leggendari e fantastici. A Madre Foglia vivono i pacifici e leggiadri Elfi dalle orecchie lunghe e dall’udito fine, amanti della natura; a Kronk i bellicosi Nani, guerrieri valorosi e temibili, vivono sottoterra forgiando armi e armature di grande bellezza, bevendo birra e cercando lotte continue; nell’ultimo regno vivono gli Umani, amanti di guerre e lotte intestine, ma tra di loro si trovano anche potenti maghi e stregoni.
 
     Le avventure del libro partono dalla fuga da Madre Foglia di due giovani quanto sprovveduti elfi, Foglia d’Oro e Spina Bianca, che incorreranno, sin dal primo momento, in pericoli e situazioni all’apparenza disperati, facendo incontri con gli altri regni, e con personaggi a loro, fino a quel momento, sconosciuti. Primo incontro è un nano, Krinko, al quale salveranno subito la vita, aiutandolo contro un elfo potente e crudele, chiamato “rinnegato”: ma da Krinko saranno sempre protetti e guidati nel loro cammino verso il ritorno nel loro luogo di nascita, misteriosamente introvabile. Al nano si affiancherà un giovane ed inesperto umano stregone, Lestir. Questo gruppetto di quattro persone si unirà in stretta amicizia durante il difficile percorso del rientro.
 
     La storia di Varuzza riprende tematiche care ai libri fantasy: elfi, nani, stregoni, orchi. Chi ha familiarità con questo genere non potrà non riconoscere la forte influenza data da “Il Signore degli Anelli” di Tolkien o delle leggende di Shannara di Terry Brooks. Ma anche della saga del maghetto “Harry Potter” della Rowling, che “presta” l’idea della cicatrice sulla fronte di Harry a Krinko e Foglia d’Oro.
 
     L’autore è un esperto di giochi di ruolo: forse questa è la caratteristica peculiare e nuova. Infatti egli sembra avere messo su carta i racconti dei giochi fatti tra amici, in fredde serate invernali. I giochi di ruolo nascono dal più famoso “Dangeons & Dragons” (che a sua volta prende lo spunto da “Il Signore degli Anelli”): ogni giocatore ha a disposizione un personaggio, nano o elfo o stregone che, tramite lancio di dadi e carte dovrà affrontare bizzarre situazioni, inventate da un “Master” o maestro della partita.
 
     Il merito del giovane autore è stato proprio il trascrivere le avventure più divertenti e fantasiose sul suo romanzo.
Molto esilarante, per esempio, l’idea dell’ascia parlante, Krasta, appartenente a Krinko, che accompagna i quattro con discorsi morali e noiosi; ma anche della potente strega Clira, travestita da sconclusionata e pasticciona fata; o della trovata della neve nera in mezzo a bufere nere.
 
     Se da una parte questo rappresenta il punto di forza perché molteplici sono le le idee su nuovi nemici da affrontare, bisogna anche rimarcare che risulta anche come punto negativo. Manca, infatti, un vero grande e potente nemico, Male Oscuro, tipico dei maggiori e più importanti libri fantasy. Piuttosto ci troviamo di fronte ad una serie di avventure, senza troppa suspense, in cui gli eroi dovranno sconfiggere, volta per volta, i vari cattivi.
 
     Il finale solo resta sorprendente ed inatteso: il seguito con un secondo libro dell’autore sembra quasi scontato e sembra demandarci ai telefilm a puntate, in cui il finale si chiude con il punto più critico e difficile, nell’attesa del nuovo episodio che svelerà tutto l’arcano e la riscossa dei buoni.
 
     “Terzoregno” è un libro carino e scorrevole, specie se si pensa alla giovane età dell’autore. Ma carente è lo stile: vorrebbe questo essere aulico, con espressioni altisonanti e proposizioni con soggetto a fine frase. Il risultato è ilare suo malgrado con espressioni e parole usate a sproposito: “La gioia invadeva i loro cuori in maniera arrogante; “Krinko vicino al cadavere sempre più morto”.
 
     Con metafore più semplici e un lingiaggio più essenziale il libro guadagnerebbe regalandoci una storia davvero immaginosa.
A cura della redazione