Alla riscoperta di Bagnone:

paese medioevale

In provincia di Massa-Carrara, nell’alta Lunigiana, su un ansa dell’omonimo torrente, si erge Bagnone, con l’antico borgo aggrappato al castello, a strapiombo sulle acque impetuose. In passato, la cittadina, ornata di portici sensazonali, era una piazza mercantile, mentre oggi sta assumendo una nuova dimensione culturale, grazie al restaurato Teatro Quartieri, opera degli scalpellini locali, all’Archivio Storico e ai Festival musicali estivi, riservati a giovani orchestrali.

Alla riscoperta di Bagnone contribuisce la sua frazione Treschietto, per merito della rosea e dolce Cipolla autoctona, che avrebbe anche doti anti-fantasma: infatti le coltivazioni del bulbo, disposte a picco sulla vallata, assediano la torre e i ruderi del castello del malvagio Giovan Gasparo Malaspina la cui anima dannata rimane così imprigionata, senza poter uscire.

Di rilievo è anche Castiglione del Terziere, in cui sono stati riportati agli splendori rinascimentali il castello, diventato  il Centro di Studi Umanistici “Niccolò V” di storia lunigianese e fiorentina, e il complesso della Santissima Annunziata, con il convento trasformato in struttura ricettiva, Il Giardino della Luna, e la tenuta riconvertita alla produzione di “Frutti della Luna”, come l’olio extravergine d’oliva.

Il comprensorio di Treschietto è raggiungibile percorrendo una strada asfaltata, a circa quattro km dal centro di Bagnone, finché si stagliano nel verde i resti del maniero dei Signori Malaspina.

Treschietto è divisa in cinque nuclei: Castello, Fenale Chiesa, Querceto, Palestro e Valle.

Nella frazione Castello, si trova il borgo medioevale del famoso feudo Malaspiniano e nella frazione omonima la Chiesa consacrata a San Giovanni Battista nella quale sono conservati dipinti di rilievo ed il coro ligneo restaurato recentemente. 

Un territorio di grande importanza medioevale, con una grande storia marchionale, colma di leggende tramandate oralmente di generazione in generazione.

 

 

 

SUGGESTIONI DI BAGNONE

Il paese, a struttura medioevale, ricco di storia e di siti archeologici, vanta un habitat ”puro”, fatto di boschi, laghi, pascoli, fiumi, castelli, pievi e mulini ad acqua ed è appena stato eletto la “porta” del Parco Naturale dell’Appennino Tosco-emiliano; Bagnone si trova nel cuore della Lunigiana, territorio che si può definire la “Scozia d’Italia”.

Il filo conduttore, per descrivere la zona, può essere la natura e il percorso nel Parco, che conduce ad alpeggi, ovvero capanne, in parte rivestite di muschio, che sono in restauro per farne ostelli; a castagneti del ‘600; a reperti megalitici con pietre misteriose, piene di “coppelle”, cioè buchi, che dovevano servire per riti propiziatori; alle “vie d’acqua”, rappresentate dal corso turbinoso del fiume Bagnone, con gore e cascate e ponti dai quali si ammira d’infilata la Valle, e dai mulini, in cui si frangono le castagne; dalle strade lastricate romane e bizantine. Nel Museo Naturale all’aperto,  nell’itinerario lungo la storia, si trovano una vegetazione fitta, massi celtici, resti di castelli, luoghi strani come i Tornini (terreno a più strati che formano una S e dove di notte ballano le fate) e formazioni geologiche uniche, tra cui la “finestra tettonica”, un masso che sorregge la piazza del paese, sospesa sul fiume, e  la faglia appenninica dove esiste un movimento tellurico continuo. Il Parco della Valle del Bagnone, coniugando tradizione e modernità, si sta dotando di un avanzato sistema GPS per guidare i turisti nei sentieri ed offrire dati precisi.

Nel percorso, a Treschietto, si possono incontrare la casa natale del calciatore Buffon, nella cui grande cucina d’altri tempi è installato un “gradile”, tra i  rari rimasti, focolare per l’essiccazione delle castagne e la cottura nei “testi”.

Nelle vicinanze, si fabbricano ancora i testi di coccio (in cui, tra la cenere, si cuociono le torte di erbe selvatiche, l’agnello di Zeri, le focacce e i testaroli, da condire con olio oppure pesto.

Un altro tema che può illustrare Bagnone e la Lunigiana, in sé misteriosa, è quello della “leggenda”:

  • Le statue-stele: sono monoliti in pietra arenaria che erano collocati a guardia del territorio e rappresentano divinità maschili e femminili ed eroi armati, ritrovati inumati nelle selve, ritenute sacre, e testimonianza di una religione tribale (o di alieni arrivati sulla terra secoli fa). I menhir ancestrali, che risalirebbero ai Liguri-Apuani di 2.000 anni a.C., hanno la testa distinta dal tronco tramite una linea; gli altri, d’epoca successiva, sono dotati di un collo robusto e i più recenti sono statue, a tutto tondo. Notevole e antichissimo è quello ritrovato tra le coltivazioni di cipolle a Treschietto e detto “Venere di Pietra”, rappresentante una donna ornata con un monile a goliera fatto di anelli a bande parallele sullo stile degli amuleti metallici della prima fase dell’età del Bronzo. (Molte statue-stele sono esposte nell’apposito Museo a Pontremoli, mentre alcuni artisti della zona le riproducono oggi in varie dimensioni).
  • I “pipìn”, bambolotti in legno che hanno le sembianze di un neonato e che, con avvolti i testimoni (capelli, unghie e sangue del piccolo) nel panno rosso, venivano benedetti dal mago, o dal prete, e seppelliti in luogo segreto, fanno parte delle numerose leggende della misteriosa terra di Lunigiana. Eredità di un rito pagano, che li riteneva idoli, i pipìn sono diventati ex-voto e portafortuna e ancora oggi vengono portati in processione, dentro le culle, rosa o azzurre, a Pieve Vignola (vicino a Bagnone), il 3 maggio, per essere bruciati in un rogo purificatore.
  • I fantasmi sono di casa in Lunigiana. Come quello del malvagio, stupratore e assassino Giovan Gasparo Malaspina che la rosea e dolce cipolla autoctona di Treschietto di Bagnone tiene prigioniero dentro la sua torre, a picco sulla vallata, perché ha doti anti-fantasma. Infatti le coltivazioni del piccolo, ma resistente, ortaggio sono disposte a strapiombo su un crinale intorno al maniero del malefico feudatario Malaspina che nel Medio Evo non esitava a compiere atti efferati: la sua anima dannata tuttora si aggira per i ruderi del castello, senza poter uscire, ricacciata indietro dalla presenza della cipolla, per lo stesso effetto dell’aglio contro i vampiri.


Altre storie sulla Lunigiana; per scacciare il diavolo, vicino ai santuari si vendevano pani con semi di finocchio. Per salvare i viandanti dalle insidie, lungo le mulattiere, sui portali delle case o nelle campagne venivano costruite le "maestà", ricoveri senza porta, sormontati da bassorilievi di marmo. I riti per propiziarsi il fato non si contano: l’usanza  dei grandi falò collettivi, rimasta nei vari paesi, era dovuta al bisogno di comunicare con il Santo preferito, che era interpellato scrutando la quantità e la qualità delle scintille. Le selve furono teatro di fole, come quella delle fate che uscivano nude di notte per correre in cerca d’amore, o di fatti religiosi. Le Donaneghe, sorte di streghe dispettose, ma non malefiche,  avrebbero insegnato a cucinare le focaccette.
Altra leggenda, ma a sfondo religioso: le castagne erano nel ‘400 i due terzi del pane di Lunigiana ed il castagno è pianta  straordinariamente legata al ciclo della vita per cui qui i bambini non li porta la cicogna e non nascono sotto i cavoli, ma si trovano nel tronco cavo di un castagno… persino la Madonna, quando decide di apparire in Lunigiana, lo fa sopra sopra i rami di un castagno…

 

Per informazioni:

Ufficio Stampa Comune di Bagnone: Rosanna Ercole Mellone, 0187/49510     cell 348/5425583        347/8161012 tel. 0521/483988 -  e-mail  mellonea@tin.it         rercolem@tin.it )


 U.R.P., Comune di Bagnone: Federica Giga (cell 339/8554227), tel. 0187/42781; fax 0187/429210; segreteria@comune.bagnone.ms.it 

 

 

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